La Torre dell’Abate, realizzata durante il governo di Alfonso II d’Este, nacque come una delle principali opere idrauliche destinate a gestire la Grande Bonificazione Ferrarese, la vasta operazione di prosciugamento che, tra il 1566 e il 1580 trasformò profondamente il paesaggio e l’organizzazione territoriale delle zone orientali del Ducato.
La chiavica venne ben presto inglobata nel recinto murario (Barco) che delimitava per 12 chilometri la tenuta di Mesola.
Dotata di cinque conche voltate a botte montava altrettante porte vinciane, un ingegnoso sistema di porte che si aprivano automaticamente con la bassa marea lasciando defluire verso l’adriatico le acque dei canali di scolo della grande bonificazione e si chiudevano con l’alta marea per evitare che l’acqua salsa penetrasse nell’area bonificata.
La sua efficienza idraulica fu tuttavia di breve durata perché l’area venne ben presto interrata dal repentino avanzamento della linea di costa conseguente al Taglio di Porto Viro (1599). Il progetto territoriale di Alfonso II osteggiato da Venezia fu destinato ad interrompersi e l’area del recinto non fu mai occupata da strutture urbane, bensì servì da riserva venatoria.
La parte in elevato, realizzata nel sec. XVII, è costituita da un corpo di fabbrica ad androne passante con i prospetti minori rientranti, ed è sormontata da una torretta d’avvistamento per il controllo del territorio.
Torre Abate è di proprietà del Demanio dello Stato, mentre appartengono al Comune di Mesola i 7 ettari di terreno circostante che negli anni Ottanta del secolo scorso sono stati riallagati artificialmente per restituire il contesto paesaggistico della chiavica.

