Le Addizioni

(criterio IV)

L’evoluzione urbanistica di Ferrara si caratterizza per addizioni successive: ampliamenti progressivi della città

  • I Addizione (Niccolò II d’Este, 1386)
    Spinge la città a ovest, verso via Voltapaletto e via Savonarola, includendo orti e nuove case nobiliari; qui si colloca la Palazzina Marfisa d’Este
  • II Addizione (Borso d’Este, 1451)
    Sviluppa l’asse sud lungo l’antico corso del Po (via della Ghiara, oggi via XX Settembre) con un tracciato rettilineo destinato a residenze aristocratiche; vi sorge il Palazzo di Ludovico il Moro (Palazzo Costabili), oggi Museo Archeologico Nazionale.
  • Addizione Erculea (Ercole I d’Este, 1492)
    Raddoppia la città verso nord. Biagio Rossetti articola due assi ortogonali – Corso Ercole I d’Este (Castello → Porta degli Angeli) e Corso Porta Mare-Corso Biagio Rossetti (Porta San Benedetto → San Giovanni) – che si incontrano al Quadrivio degli Angeli; palazzi scenografici e prospettive calibrate fanno di Ferrara “la prima città moderna d’Europa”. All’interno delle nuove mura Rossetti prevede giardini, orti difensivi e il complesso della Certosa con la chiesa di San Cristoforo

L’insieme delle addizioni illustra il passaggio dalla logica difensiva medievale a quella umanistica della città ordinata, offrendo oggi al visitatore un percorso cronologico a cielo aperto che va dalle strade tortuose del nucleo primigenio alle ampie vie ordinate dell’età moderna.

Rappresentazione grafica degli attributi del Sito Patrimonio Mondiale relativi alla città di Ferrara
Rappresentazione grafica degli attributi del Sito Patrimonio Mondiale relativi alla città di Ferrara

L’Addizione Erculea

di Francesco Ceccarelli

L’espansione urbana di Ferrara tra medioevo ed età moderna è stata attuata prevalentemente attraverso “addizioni” ovvero “aggrandimenti” del nucleo abitato della città comunale, ottenuti per incorporazione infra moenia di porzioni più o meno ampie del territorio circostante. Così dapprima l’addizione di Leonello (1442), poi realizzata da Borso (dal 1451) nel sito del Polesine di Sant’Antonio (l’area dell’odierna via XX Settembre) e poi quella che fu attuata per impulso di Ercole I d’Este (1431-1505), tra 1492 e 1505, denominata Addizione Erculea (corrispondente alla odierna parte della città che si trova a nord dell’asse lungo il viale Cavour e il corso della Giovecca ed è contenuta entro il perimetro delle mura). Questi allargamenti del perimetro urbano si fondavano su preliminari opere di bonifica di territori impaludati e sulla definizione di nuovi tracciati stradali e difensivi che saldavano il corpo della città più antica a quello della nuova. Le motivazioni erano spesso multiple e rispondevano a esigenze prevalentemente demografiche e militari, ma anche di prestigio e magnificenza.

L’ambiziosa strategia di disegno urbano ideata da Ercole I si distinse da quelle dei suoi predecessori per la vastità di impianto dell’armatura infrastrutturale, la magnificenza dispiegata attraverso nuovi monumenti e soprattutto per la lunghezza del circuito fortificato, di concezione radicalmente diversa dal passato. La precedente città medievale, dal caratteristico sviluppo lineare, raddoppiò di dimensioni raggiungendo un’estensione paragonabile a quella delle maggiori città italiane del tempo, come Bologna, Firenze e Milano e si arricchì di numerose case, di palazzi e di chiese. Dei tanti edifici realizzati in Terra Nova solo alcuni sono giunti integri sino a noi. Alcune fabbriche sono state profondamente trasformate, altre irrimediabilmente perdute, ma l’impronta di quella creazione di Ercole I è ancora in larga parte percepibile nel paesaggio urbano della Ferrara contemporanea.

Se la concezione dell’impresa eponima va senz’altro assegnata al duca d’Este, gran parte degli interventi tecnico operativi che portarono alla urbanizzazione di Terra Nova sono certamente dovuti all’ingegnere ducale Biagio Rossetti (1444-1516), ricordato fin da Marc’Antonio Guarini (1621) proprio per “l’ampliazione della città del duca Hercole I col parere di lui edificata.