Fulcro della vita di corte tra XV e XVI secolo e simbolo della potenza estense, Palazzo Schifanoia è considerato una delle prime “Delizie” edificata dagli Estensi, in un’area che alla fine del Trecento era ancora suburbana, nei pressi dell’antico corso del Po.
Costruito nel 1385 per volontà di Alberto V d’Este come luogo di svago – il nome “Schifanoia” deriva da schifar, ovvero “schivar la noia” – il palazzo conobbe nel tempo importanti trasformazioni: dopo una prima modifica nel 1391, fu Borso d’Este ad avviarne l’ampliamento decisivo. A partire dal 1466, con il progetto dell’architetto Pietro Benvenuti degli Ordini, venne realizzato il piano nobile per accogliere alcuni spazi di rappresentanza ed un ampio salone, oggi noto come Salone dei Mesi, destinato ad accogliere gli ospiti e la corte, nonché ad esaltare il casato, il duca e le sue virtù politiche e sociali. Il grande ambiente, decorato tra il 1469 e il 1470 da artisti del calibro di Francesco del Cossa ed Ercole de Roberti, è uno straordinario calendario profano in cui attraverso gli astri, le divinità pagane protettrici dei vari mesi ed immagini della vita quotidiana, si esalta la grandezza del ducato e il buon governo del principe. Uno straordinario ambiente, lungo 25 metri, largo 11 e alto 7 metri e mezzo, che accoglie ancora oggi uno dei cicli profani più grandi del Rinascimento. Alla stessa fase risalgono anche l’attigua Sala delle Virtù, e il monumentale portale marmoreo ancora oggi principale accesso al palazzo. Sul finire del secolo, nel 1493, Schifanoia è oggetto dell’ultimo ampliamento ad opera dell’architetto Biagio Rossetti. Fu Ercole I, successore di Borso, a volere il prolungamento del palazzo verso est di altri sette metri ed il suo generale ammodernamento decorativo. Eliminati i merli e aggiunto il cornicione in cotto, la residenza, dopo la morte del duca fu oggetto di numerosi passaggi di proprietà fino alla cessione al quintogenito di Alfonso I, Francesco e, alla sua morte, alla figlia Marfisa.
Il matrimonio di quest’ultima con Alderano Cybo segnò la definitiva uscita del palazzo dalla proprietà estense e l’inizio del suo declino. Ceduto nel Seicento ad altre famiglie nobili ferraresi, a partire dal settecento l’edificio venne suddiviso ed infine destinato, a causa del suo degrado a manifattura dei tabacchi con il conseguente imbiancamento delle pareti del Salone dei Mesi. Solo dal 1820, grazie alla tenacia del pittore e restauratore Giuseppe Saroli, le decorazioni quattrocentesche iniziarono a riemergere, restituendo all’edificio parte del suo splendore.
Divenuto sede del Museo Civico nel 1898 – oggi Museo Schifanoia – il palazzo conserva sia gli straordinari apparati decorativi rinascimentali sia alcune prestigiose collezioni storico artistiche della città. Gli innumerevoli restauri novecenteschi hanno ampliato sempre più gli spazi espositivi fino al 2021, quando l’intero palazzo a seguito di un esteso intervento di recupero post sisma e riallestimento è stato interamente destinato al Museo e alle sue attività di ricerca, conservazioni e divulgazione.

















