Paesaggio culturale del Delta del Po e Delizie Estensi

Carta storica del Ducato Estense 1571- M.A.Pasi

(attributo rappresentativo dei valori espressi nel criterio V)

Nel 1999 il riconoscimento del sito patrimonio dell’Umanità di Ferrara è stato esteso al paesaggio culturale del Delta del Po (Decisione 23 COM VIII.C.2), assumendo la denominazione “Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po”.

Paesaggio culturale: acqua e insediamenti

Nel 1999 il Delta del Po è stato riconosciuto “paesaggio culturale”, esito di una lunga interazione fra dinamiche naturali e interventi umani. Nel Ferrarese l’agricoltura è storicamente legata alla gestione delle acque: gli insediamenti si sono disposti lungo gli alvei per ragioni altimetriche (miglior scolo) e perché, in età preindustriale, le vie d’acqua erano le principali arterie del territorio. La “Carta dei Ducati estensi” (1571) di Marco Antonio Pasi, restituisce con immediatezza questa logica: borghi e Delizie seguono i corsi d’acqua, assecondando l’orografia e anticipando l’assetto produttivo che si consoliderà nei secoli successivi.

La grande trasformazione estense (1450–1580)

Già a partire dal dominio di Nicolò III (1402–1441), gli Estensi, mediante la concessione gratuita di zone incolte e paludose a importanti famiglie fedeli, avevano dato l’avvio alle bonifiche e alla valorizzazione del territorio ferrarese. Con i duchi d’Este, la politica idraulica divenne una programmazione sistematica.

Sotto Borso d’Este (al governo 1450–1471) si assistette all’istituzionalizzazione di tale politica e all’avvio delle prime bonifiche su larga scala (come nel Polesine di Casaglia e nell’area di Diamantina), che posero le basi per la rivalutazione agraria. L’impulso crebbe con Ercole I e in seguito con Ercole II (al governo 1534–1559), fino a raggiungere il culmine con Alfonso II (al governo 1559–1597), sotto il quale si realizzò la “Grande Bonificazione” tra Po Grande, Po di Volano e valle di Copparo.

Sotto la regia dei più insigni tecnici e ingegneri idraulici dell’epoca (tra cui Giovanni Battista Aleotti), fu scavata una complessa rete di canali scolanti che convogliava le acque verso cruciali sistemi di scolo. Tra le opere fondamentali vi è la Chiavica dell’Abate, dotata di porte vinciane, che gestiva gran parte dello scarico idraulico.

Il risultato di questa ingegneria idraulica fu duplice: il drenaggio stabile dei suoli e la progressiva.

Impronte ancora leggibili nel paesaggio

L’urbanistica delle acque disegna non solo campi, ma anche percorsi e centralità. Sulle sommità arginali corre un reticolo di strade bianche funzionali al lavoro e al controllo; lungo canali e alvei si attestano le Delizie, presidi di governo strettamente connessi alla rete idraulica e ai sistemi di bonifica. A testimoniare l’antico mosaico ambientale restano anche grandi aree boscate di origine storica, come il Gran Bosco della Mesola e il Bosco di Santa Giustina. Nonostante gli interventi moderni abbiano ulteriormente intensificato le bonifiche e favorito la meccanizzazione agricola, l’impianto estense rimane leggibile: tracciati, argini, canali e insediamenti rendono il Delta un “manuale a cielo aperto” di ingegneria idraulica storica applicata alla trasformazione di un territorio paludoso in paesaggio agricolo.

Strettamente connesse alla grande opera di bonifica del paesaggio del Delta del Po, le Delizie rappresentavano un’importante attestazione del potere ducale al fuori della città e consentivano di replicare l’immagine della casata estense nel territorio.

Si tratta di residenze extraurbane che rispondevano a svariati compiti di natura economica, politica e strategica e, soprattutto, di rappresentanza e presidio lungo un territorio per sua natura mutevole e dunque da monitorare sia al fine di proteggerlo, che per trarne la maggior produttività possibile.

La bella terra che siede sul fiume

L. Ariosto, Orlando furioso

Paradisi di magnificenza o giardini di un Eden ricostruito con simmetrica precisione, le Delizie erano luoghi di godimento dei sensi (spesso teatro di attività venatorie) e roccaforti di un’economia agricola che utilizzava le sue torri per stendere lo sguardo oltre ai confini del parco.

Palazzi, ville, roccaforti e corti sorgevano spesso in prossimità di un corso d’acqua, in una terra che era percorsa, a quei tempi, da un reticolo di vie navigabili, frequentate a volte ancor più dei sentieri. Fabbricati magnifici, che brillavano come miraggi visibili a considerevole distanza con i loro intonaci colorati, le mura e le merlature – nel caso del complesso di Mesola – con decorazioni verdi e gialle di terracotta invetriata.

Vere città strette attorno al palazzo signorile fatte di cortili, giardini, portici e laboratori; uffici occupati da ispettori, cassieri e contabili continuamente impegnati a gestire le proprietà, pianificare restauri, controllare le maestranze… e ancora magazzini, stalle, scuderie e granai; il forno, la cantina e i serragli per gli animali, a volte anche animali esotici – leopardo, per esempio – come nel Barco di Ferrara.

Oggi molte Delizie, di proprietà sia pubblica che privata, sono state in gran parte restaurate e adibite a scopi museali, culturali o produttivi, recuperando un ruolo qualificato di poli attrattivi del territorio.