Comacchio, la “piccola Venezia” per i suoi ponti e canali, sorse in epoca medievale vicino alle rovine della città etrusca di Spina. A lungo contesa fra Ferrara e Ravenna, alla fine del Cinquecento, con la devoluzione di Ferrara, passò sotto il diretto controllo dello Stato Pontificio. In origine si estendeva su tredici isole, ridotte a cinque durante secoli di trasformazioni idrauliche culminate con le bonifiche ottocentesche. Il suo volto attuale risale a quando la città conobbe il suo periodo di maggior splendore: a partire dal 1600, per volontà della Chiesa, avvenne un‘importante ristrutturazione di carattere urbanistico. Si scavarono canali per portare “acqua nuova” all’interno della città e si costruirono ponti per collegare i diversi quartieri. Fu edificata la principale porta d’ingresso: Trepponti, un ponte monumentale costruito per volontà del Cardinale Giovan Battista Pallotta negli anni Trenta del Seicento. Ai piedi del ponte si trova l’Antica Pescheria, edificio settecentesco (1745-1748) costruito probabilmente sui resti di strutture medievali, che testimonia l’importante attività economica della pesca nei secoli passati. Nelle vicinanze sorge il Ponte degli Sbirri, da cui si gode una magnifica vista sul quartiere di San Pietro, con il settecentesco Ospedale degli Infermi, oggi sede del Museo Delta Antico, e il vicino Palazzo Bellini, elegante edificio ottocentesco che ospita la biblioteca civica, l’archivio storico e spazi espositivi.
Il carico della celebre nave romana di età augustea, scoperta nel 1981, è oggi conservato ed esposto proprio al Museo Delta Antico, trasferito dall’originaria sede nelle carceri adiacenti al Ponte degli Sbirri al rinnovato allestimento nell’Ospedale degli Infermi. Edifici di rilievo sono poi la Loggia del Grano o dei Mercanti, la Torre dell’orologio, l’Antica Cattedrale di San Cassiano, la Chiesa del Carmine e quella del Rosario ed infine il santuario di Santa Maria in Aula Regia che, dal centro della cittadina, si raggiunge percorrendo il caratteristico Loggiato dei Cappuccini costruito nel 1647 per volontà del Cardinale Stefano Donghi.
Le Valli di Comacchio
Le Valli costituivano in epoca medievale una delle aree più pescose del Mediterraneo grazie ai bassi fondali sabbiosi. La cattura delle anguille e di altre specie pregiate, insieme alla produzione del sale, assicurava ricchi introiti sia ai proprietari privati sia alla Camera Ducale estense e, dopo il 1598, alla Camera Apostolica. Gli scali di Magnavacca, Primaro e Goro, collocati sul margine orientale del bacino lagunare, ebbero un ruolo cruciale nella navigazione di cabotaggio lungo l’Adriatico: pur ostacolata dalle incursioni veneziane, garantiva a Ferrara approvvigionamenti di sale, olio, grano e vino.

La Delizia le Casette
Palazzi, castalderie e delizie. Forme degli insediamenti estensi nel Ferrarese tra Quattrocento e Cinquecento
di Francesco Ceccarelli
Nell’ambito dei presidi di più antica tradizione va in particolare ricordato quello di Magnavacca, nei pressi di Comacchio, dove Alfonso II fece riedificare la residenza delle Casette con un progetto probabilmente sviluppato dall’architetto ducale Alessandro Balbi, che a partire dal 1578 realizzò un maestoso edificio dalla pianta rettangolare e torri poligonali ai vertici di gusto “todesco”, con una adiacente “bassa corte”, giardini e peschiera.
La Delizia delle Casette costituiva uno dei principali presìdi estensi nell’area deltizia compresa fra Comacchio e Magnavacca: una residenza extraurbana di rappresentanza e di svago, strettamente connessa al sistema delle valli di pesca e alle vie d’acqua costiere. Le ricerche archivistiche e topografiche condotte in epoca recente consentono di collocare la Delizia tra Comacchio e Magnavacca; dell’antico complesso non rimangono oggi emergenze in elevato e la sua presenza è documentata dalle fonti storiche e cartografiche, in particolare dalla carta di Pasi, oltre che da una fotografia aerea degli anni Novanta che ne restituisce ancora il tracciato planimetrico.
Nel corso del terzo decennio del Seicento, durante il pontificato di Urbano VIII, la Delizia fu acquistata dalla Camera Apostolica e destinata alla demolizione: per disposizione del cardinale legato Francesco Cennini il palazzo venne smantellato e pietre, mattoni e travature furono reimpiegati nella costruzione in muratura dei casoni da pesca delle valli di Comacchio. In questo modo l’edificio estense scomparve dal paesaggio, mentre il territorio circostante continuò a testimoniare il lungo rapporto fra potere ducale, acque e sfruttamento produttivo del delta.


